Marketing: The Day After

Marketing, marketing…si fa presto a dire marketing

Il non convenzionale in concorso

Pubblicato da Stefano Struia su 9 Novembre 2009

Invito

Sono lieto di annunciare il primo grande concorso di Marketing: the day after.

In palio un giovane e brillante film italiano (ovviamente dvd originale nuovo e confezionato): “Non pensarci” di G. Zanasi, con V. Mastandrea, A. Caprioli, G. Battiston e C. Murino.

Il concorso avrà inizio lunedì 16 novembre 2009 alle ore 8:00 e terminerà domenica 22 novembre alle ore 23:59.

Partecipare è semplicissimo:

1. pubblica sulla bacheca di Marketing: the day after su facebook un video o una fotografia che esprima a tuo parere la miglior idea di pubblicità non convenzionale. Il materiale può essere recuperato sul web oppure autoprodotto;

2. ogni partecipante può pubblicare un solo contributo (foto o video). Le pubblicazioni successive alla prima saranno rimosse;

3. non sono concessi gli stessi video/foto per diversi partecipanti. Per cui chi prima arriva, prima alloggia e gli elementi che arrivano per secondi saranno rimossi;

4. per facilitare tutti quanti è possibile pubblicare elementi già postati da “Marketing: the day after”;

5. mi riservo la facoltà di eliminare contenuti da me ritenuti volgari, offensivi o comunque poco adatti al signorile pubblico di “Marketing: the day after”;

6. fai votare il tuo video/foto;

7. il video/foto più votato vince;

8. in caso di pareggio, il termine della votazione (per i soli elementi in parità di voti) sarà prorogato di 24 ore in 24 ore, fino a quando non sarà decretato il vincitore assoluto con più voti;

9. il vincitore sarà contattato privatamente per l’invio del premio.

ATTENZIONE: il solo metodo valido di votazione è attraverso un commento (basta scrivere anche un semplice “ok”) al video o alla foto direttamente sulla bacheca di Marketing: the day after. Non saranno presi in considerazione i voti effettuati con il tasto “mi piace” e votazioni su luoghi diversi dalla bacheca suddetta. Questo per rendere indiscutibile il numero, l’ora e il giorno dei voti.

Ogni persona può commentare (votare) una sola volta ogni singolo video/foto; i commenti (voti) ulteriori saranno eliminati o comunque non conteggiati. È possibile votare più di un video/foto.

Cosa stai aspettando? comincia a cercare il tuo elemento da pubblicare!

Tutti i video/foto e i voti precedenti alle ore 8:00 del 16 novembre 2009 e tutti i video/foto e i voti successivi alle 23:59 del 22 novembre non saranno conteggiati per l’assegnazione del premio.

Vale l’autovoto (tanto lo avreste fatto comunque :-) )

Qui sotto potete vedere il trailer del film in palio.

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Social Master Tool: l’evoluzione nel social media marketing

Pubblicato da Stefano Struia su 5 Novembre 2009

Social master tool

Tempo fa ho partecipato ad una discussione su linkedin: “ha senso parlare di media social plannig?”

In sostanza, come faceva notare Leonardo:

le aziende devono abbracciare le conversazioni e partecipare ai Social media in maniera spontanea, autentica, naturale, reale, e non forzatamente, aritificialmente, soltanto perché dobbiamo esserci o perché lo fanno i nostri concorrenti, ha realmente senso parlare di “Pianificazione”? Io parlerei piuttosto di strategie, orientamento, strategie.

A rafforzare questo concetto esce sul mercato un nuovo strumento di gestione tutto italiano: il Social Master Tool.

Il social master tool non è, infatti, uno strumento di pianificazione ma piuttosto un ottima soluzione gestionale ed operativa che permette di tenere sotto controllo tutte le attività media social e la propria reputazione on line.

Grazie a Claudio Ancillotti ho avuto il piacere di testare il prodotto.

Tutorial copertineL’interfaccia è veramente intuitiva e con l’ausilio dei 5 brevi tutorial messi a disposizione si riesce a capire e sfruttare da subito le potenzialità offerte dal social media tool.

Vediamo nello specifico che cosa permette di fare.

Innanzitutto permette di raccogliere tutti i materiali che si desidera pubblicare, dagli articoli alle immagini ai video. In questo modo si riesce ad avere ben organizzati tutti gli elementi che vogliamo divulgare in rete.

Una volta raccolto tutto il materiale sarà possibile pubblicarlo su tutti i publisher classificati per tipologia (dai comunicati stampa ai social network). La cosa interessante è che ogni tipologia è ulteriormente suddivisa in ragione della categoria di appartenenza, così, ad esempio, una volta scelta la tipologia “social network” sarà possibile approfondire la ricerca del publisher in base alla categoria “social news” (dove possiamo trovare aggregatori come Liquida, Wikio, oknotizie, ecc..) oppure in base alla categoria “microblogging” (dove troveremo siti di microblogging come Meemi, Beemood, ecc..) e così via. Ovviamente le liste possono essere ampliate ogni volta che nasce un nuovo servizio in rete.

Pensa alla velocità e facilità con cui si può gestire il lavoro: vuoi pubblicare un articolo? scegli la categoria “social news” e inserisci il tuo articolo su tutti i relativi aggregatori. Vuoi pubblicare un video? scegli la categoria “video sharing” e pubblica il tuo video su tutti i relativi publishers.

Attraverso il software sarà possibile ricercare tutto il materiale che abbiamo pubblicato (anche dove è stato pubblicato) e, osservando i risultati ottenuti, capire dove concentrarsi per migliorare o raffinare le azioni.

Infine il social media tool integra la funzionalità “social media analytics” che dovrebbe consentire di tracciare e verificare i risultati di ogni singola campagna media social.

A mio parere è un buonissimo strumento per la gestione delle attività web 2.0 intraprese da un’azienda. Riesce, senza dubbio, a semplificare il lungo lavoro di pubblicazione, ricerca e monitoraggio delle nostre attività social sul web. Se anche la funzione analytics offre quello che promette (purtroppo non ho potuto testarla) direi che il social media tool è uno strumento consigliatissimo a tutte le aziende che decidono di intraprendere la (ormai necessaria) strada del web 2.0.

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Creatività o business? che succede al marketing?

Pubblicato da Stefano Struia su 2 Novembre 2009

guerrilla-marketing

Il commento di Dunia al post sui social network e il web 2.0 termina con una frase che fa riflettere:

La web communication e l’uso dei social media, tutto ciò che “fa” Enterprise 2.0 non è solo esercizio di creatività, ma ESERCIZIO DI BUSINESS

Vorrei estendere il concetto “non è solo esercizio di creatività, ma esercizio di business” a tutta la disciplina del marketing.

I markettari, lo sappiamo, sono esseri ingegnosi e creativi. Nel loro lavoro pensano e ripensano a nuovi modi di impressionare il proprio target con l’obiettivo di impennare le vendite e portare fatturati da capogiro.

Negli ultimi anni abbiamo potuto assistere a campagne meravigliose, affinamento di tecniche, nascita di nuovi mezzi e rivoluzioni creative e comunicative.

Tutto questo ha, forse, portato un po’ di confusione in quelle ingegnose e creative menti.

Che cosa è il marketing?

Letteralmente “piazzare sul mercato” e comprende quindi tutte le azioni aziendali riferibili al mercato destinate al piazzamento di prodotti, considerando come finalità il maggiore profitto.

La definizione che, invece, mi piace di più è quella dell’AMA Board “Una funzione organizzativa ed un insieme di processi volti a creare, comunicare e trasmettere un valore ai clienti, ed a gestire i rapporti con essi in modo che diano benifici all’impresa ed ai suoi portatori di interesse”.

Qualunque sia la definizione, l’obiettivo non cambia mai: creare valore all’azienda.

Ma non trovi che questo obiettivo venga sempre più spesso perso di vista, annebbiato proprio dalla creatività?

Te la ricordi la storia di Petal Veil messa in piedi da Lines? Da un certo punto di vista è stata veramente un’azione geniale; costruire un personaggio, creare una filosofia (quella della minimal beauty), pianificare una serie di provini in tutta italia per partecipare al film di Petal Veil. Il progetto è stato costruito talmente bene che l’adesione alla filosofia, al casting e al personaggio da parte del pubblico è stata impressionante. Orde di donne pronte a farsi chilometri e chilometri per poter incontrare il guru della minimal beauty e partecipare al suo film. Sono nati blog sulla nuova filosofia. Insomma una storia “vera”. Ma vera non lo è stata. Tutto finto; Petal Veil non è un guru indiano protagonista del jet set hollywoodiano, è un attore con un forte accento romano (per questo non parlava mai). Petal Veil non è un nome, sono le parole “chiave” degli assorbenti della Lines, leggero come un Velo o morbido come un Petalo. Il film non esiste; niente è reale.

Cosa deve pensare la ragazza che si è fatta 200 km per partecipare al provino del film? Come si sente la ragazza che ha creato il blog? Come si sentono tutte le donne che hanno creduto nella minimal beauty?

E il valore di Lines per queste stesse persone è cambiato?

Ultima eclatante azione: il bambino scomparso sulla mongolfiera a Denver. Momenti di terrore e tutti gli Stati Uniti con il fiato sospeso, soccorsi mobilitati. Il bambino è a casa al sicuro, non temete. Si tratta di autopromozione di un attore per un nuovo reality show.

L’intenzione dell’attore era quella di accrescere la sua popolarità; che ne pensate del valore di questo attore?

Probabilmente pochissime ragazze ammetteranno di essere state prese in giro da Lines e il nuovo attore statunitense sarà il nuovo divo di Hollywood.

Probabilmente questa riflessione è troppo personale e critica, e non affronta la questione con la giusta ironia.

Ma mi chiedo:

  1. l’obiettivo è sempre chiaro e limpido oppure troppo spesso viene fagogitato da sbalzi creativi?
  2. E questi lampi di genio, in fondo, portano comunque beneficio alle aziende?
  3. Hai in mente altri esempi che possano smentire o rafforzare questa tesi?

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Social network e web 2.0: per tutte le aziende?

Pubblicato da Stefano Struia su 12 Ottobre 2009

social-network

Da una mia connessione su linkedin ho avuto una guida carina “Guida pratica al marketing su facebook“.  Sono riuscito soltanto a scorrerla velocemente e mi prometto di leggerla attentamente il prima possibile. Questo piccolo regalo mi ha comunque indotto una riflessione.

Oggi anche il panaio sotto casa ha la propria fan page su facebook. Se la tua azienda non è presente sui principali social network non sei nessuno…povero conservatore privo di visione prospettica!

“La nostra azienda è al passo con i tempi, siamo presenti su facebook, twitter, friend feed, abbiamo creato un gruppo su linkedin ed abbiamo anche il nostro blog! Deve sapere che per noi è importante creare un rapporto vero con il nostro consumatore”. Bravi, è difficile trovare aziende che la pensano in questo modo; chi si occupa di tutto questo ben di Dio, sarà un lavoro enorme e complicato gestire tutti i rapporti! “Tutt’altro! siamo molto efficienti e siamo riusciti a minimizzare tutti i costi. Abbiamo preso uno stagista smanettone informatico per sei mesi, con il rimborso spese ce la caviamo. Abbiamo bloccato tutti i commenti su facebook, non vorremmo trovare qualche critica fastidiosa sui nostri prodotti;  una volta ogni due mesi facciamo fare un articolo all’ufficio marketing da pubblicare sul blog; in mezz’ora lo fanno e poi possono continuare con il loro lavoro. Poi inseriamo qualche offerta volantino su twitter e su friend feed!” Caspita, non solo efficienti, anche efficaci, complimenti!

Sembra impossibile ma storie di questo genere sono vere. Questo è il caso più eclatante di fallimento, ma a volte capita che ci sia un’accurata pianificazione e anche un discreto investimento e tutto va a rotoli ugualmente (vedi il caso danone).

Altre volte capita, invece, che tutto fili liscio come l’olio e con un eccellente riscontro da parte del pubblico. Vedi il caso Ikea (con facebook, blog e twitter) oppure quello Apple (ad esempio con facebook).

Dunque, perchè Ikea sì e Danone no?

Vision aziendale e brand identity: i social networks sono costituiti da un insieme di attori legati da una serie di interessi comuni.  Così con linkedin si crea una rete fra persone che hanno in comune l’interesse verso una certa professione; con facebook si crea una rete tra amici che hanno interesse a condividere i propri momenti di vita quotidiana e i propri pensieri, le proprie riflessioni; e così via.

Il comune denominatore di tutti i social network è l’identità personale dell’attore. Come si può essere connessi, quindi, con una organizzazione o un’azienda? Si può, quando un’azienda ha una propria identità personale.

Mi piace sentire gli aggiornamenti di Ikea, perchè Ikea mi è simpatica, è giovane, è divertente, è intraprendente e quando interviene sul web escono fuori tutti i lati della sua personalità. Non sono invece connesso (ad esempio) con Adidas perchè non condivido con LEI la passione per lo sport.

In sostanza il principio è identico ai rapporti fra le persone. Come può un’azienda che non ha una personalità e degli ideali definiti pretendere di avere “degli amici”?

Contenuti: la presenza sui social networks non è uno spot commerciale. Se tu Carrefour, continui a dirmi che domenica i pomodori sono scontati dell’8% e ci sono le motoseghe in promozione, mi stufo della tua amicizia dopo 3 giorni, perchè continui a dirmi le stesse cose che mi dice il tuo volantino che trovo nella cassetta della posta tutti i mesi.

Se, invece, la signorina Fiat mi chiede come vorrei chiamare la nuova 500 nella versione rosa pastello e mi mostra un video su come è stato studiato il design della nuova Bravo, mantiene alto il mio livello di coinvolgimento e con buone probabilità ne parlerò con i miei amici e colleghi.

Interazione: se vuoi essere “social” bhe….allora fai il social. nei social network si comunica, non si informa e basta. Se tu azienda scrivi qualcosa che non mi piace, non cancellare il mio commento; rispondi. Ne guadagni in trasparenza e lealtà. Se ti chiedo qualcosa o ti cito, non mi ignorare; mi sentirò partecipe ed importante per te.

Ascoltare: se tu, azienda, sei riuscita a seguire il consiglio precedente allora devi seguire anche questo. Non credere di poter manipolare le persone (questa illusione lasciatela per la pubblicità convenzionale). Non mi sono spiegato bene? leggi questo dialogo fra azienda e potenziali clienti.

Concludendo: a mio parere i social network non sono adatti a tutte le aziende, quindi non fatevi prendere dalla “moda del momento” ma ponderate bene la scelta. Non essere presenti su facebook o su twitter spesso è meglio che essere presenti ma in modo del tutto inappropriato.

E tu, che ne pensi?

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Vogliamo Vasco Rossi a Pisa: come usare gli strumenti del marketing non convenzionale

Pubblicato da Stefano Struia su 21 Settembre 2009

Klaus e Vasco

Da qualche mese a questa parte il mio amico Claudio Bini (il ragazzo vicino a Vasco Rossi) si è messo in testa un obiettivo: far suonare Vasco Rossi nella sua città, Pisa.

Pisa è una città con un alto potenziale per l’intrattenimento e il divertimento giovanile (basta soltanto pensare all’enorme afflusso di giovani dovuto all’università) ma per niente sfruttata dall’autorità provinciale. Claudio si è posto un paio di domande: ma come mai a Pisa non si è mai organizzato un concerto serio? A Vasco non interessa venire a Pisa oppure è Pisa che non vuol farlo venire?

Il mio amico non è un uomo di marketing, ma ha messo a punto una strategia da 10 e lode, utilizzando gli strumenti e i mezzi che sono a disposizione di tutti. Forse qualche azienda potrebbe imparare qualcosa.

L’obiettivo è ambizioso, stiamo parlando infatti di una celebrità come Vasco Rossi. Quindi Claudio ha detto: “che faccio, telefono al sindaco di Pisa? Scrivo una lettera a Vasco?” troppo poco….”devo coinvolgere più persone, l’unione fa la forza!”

Ha cominciato semplicemente con facebook. Post su post “vogliamo Vasco Rossi a Pisa”, gruppo “Vogliamo Vasco Rossi all’arena di Pisa“, video e foto inedite di Vasco a non finire, sempre completati da due righe di rinforzo per la sua azione. Il gruppo su facebook conta (in questo momento) 4.007 mebri! …Tim tribù supera di poco i 1.100…

Basta così? è no! Claudio ha giustamente  pianificato un mix di mezzi, mica si può pianificare una campagna su un solo mezzo.

Quindi ha scelto bar, gelaterie e punti di ritrovo altamente frequentati da giovani e ha creato una lista: “Vuoi il concerto di Vasco Rossi a Pisa? firma qui”. Anche in questo caso il consenso è stato altissimo e queste firme finiranno sulla scrivania del sindaco…Insomma con pazienza e costanza Claudio ha creato un vero e proprio buzz urbano e inevitabilmente la notizia è finita sui giornali. Non una, non due ma per ben 5 volte (anche in prima pagina) su uno dei principali quotidiani della provincia “La Nazione”.

E questo non ha fatto altro che alimentare nuovamente il passaparola e l’interesse verso questa iniziativa. Cosa manca? la tv? E infatti ecco che la tv locale di Pisa (50 canale) intervista l’ideatore del progetto. E il passaparola continua….

Questo è un esempio di una campagna a costo zero con un ritorno altissimo. Meditate gente, meditate.

A questo punto facciamo tutti il tifo per Claudio e vi invito ad iscriversi almeno al gruppo che ha creato su facebook. Forza Claudio, non demordere e inventati ancora qualche altro mezzo per promuovere l’azione!

Vi lascio con la simpatica intervista video a Klaus Bini :-D

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Spot Tim: la storia di Fiammetta e il gruppo…finirà prima Beautiful?

Pubblicato da Stefano Struia su 15 Settembre 2009

Sono stato assente per un bel po’, è vero. Ritorno sul blog con uno sfogo, giusto per riprendere la mano a scrivere un po’. Quindi passatemi questo post :-)

Tutto è cominciato il 17 aprile, con un viral video:

Piattaforma azzeccatissima (myspace) tant’è che in molti ci hanno creduto veramente a questa Fiammetta. Prova a leggere questa nota su facebook.

Poi è arrivato Muccino con la sua telecamera; l’idea è quella di unire advertising e entertainment, vabbè…

Dal 25 aprile Tim bombarda la tv con questa storia. Prima il trio, poi arriva Fiammetta e inizia il flirt con un componente del gruppo. Adesso torna la ex di un altro componente (l’equina Valentina) e…”ricominciamo?”.

Adesso resta solo l’ultimo componente. Ma non lo vogliamo fidanzare questo pover’uomo? non potrà mica reggere il moccolo per i prossimi (purtroppo) certi spot!?

Aspettiamo la prossima campagna “potresti essere tu la fidanzata dell’ultimo componente del gruppo”?

Mi sono accorto di avere una particolare avversione alla pubblicità della telefonia mobile, qualunque mezzo utilizzi: non ricordo niente oltre al brand. Promozione, tariffe e via dicendo non riesco proprio a farmele entrare in testa neppure se mi impegno.  L’eccezione è stata Noverca ma l’interesse è derivato dal voler sapere qualcosa in più su questa azienda.

Sono solo io che ho questo problema?

Prima di continuare, quindi, mi piazzo davanti alla tv e aspetto (l’ennesimo) spot, magari faccio anche un salto su youtube.

Ok, dunque:

Lo spot attualmente on air promuove il passaggio all’operatore mobile Tim con uno sconto del 50% sulle telefonate e i messaggi per sei mesi. Inizialmente, invece, si concentrava sulla tariffa Tim tribù.

Lo spot è in linea con il target, non ci piove.

Anche l’idea dello spot a puntate è carina (niente di nuovo però), nel bene o nel male suscita un certo interesse alla storia.

Personalmente odio questa mini soap ed essendo completamente fuori target, a Tim questo non interessa affatto. Vorrei cercare di capire se piace ai ragazzi dai 14 ai 26 anni e, soprattutto (ma qui andiamo sulla fantascienza), vorrei sapere da Tim il ROI di questa odissesa di spot.

Altro dubbio: ormai è un dato di fatto che la pubblicità in tv non ha più il mordente di una volta, tutti gli investimenti si stanno spostando su nuovi mezzi e in particolar modo su internet. Tim si è accorta di questo, ricordo una bella storia raccontata dal marketing di Tim ad un corso di marketing non convenzionale, proprio per il lancio di Tim Tribù.

Poi trovo una pagina personale Tim tribù su facebook….ma come?!?! ragazzi, non si fa una pagina personale per un’azienda o un prodotto. Lo sappiamo tutti che si deve fare una fan page! Passi il gruppo, giusto per il nesso Tribù=aggregazione ma una volta arrivati a 5.000 contatti che si fa?

Twitter: 49 followers, veramente pochi.

Flick: qualche foto in qua e in la.

Youtube: solo gli spot tv…ma dai?! l’unica cosa veramente bella che ho trovato è questa:

Signori della Tim che cosa sta succedendo, fuga di cervelli?

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Marketing: the day after anche su Facebook

Pubblicato da Stefano Struia su 11 Settembre 2009

Da oggi si può trovare la fan page su facebook di Marketing: the day after. Si parla di guerrilla marketing, viral marketing e si svelano segreti e trucchi del mestiere.
Vi aspetto

Facebook

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La crisi Crocs vista con il Brand Asset Valuator

Pubblicato da Stefano Struia su 19 Agosto 2009

Crocs_2

Da circa un mese tutte le notizie danno per spacciata la nota azienda di sandali in croslite: “Crocs rischio bancarotta“, “Finisce il mito delle Crocs, la fabbrica degli zoccoli traforati in bancarotta“…questi i principali titoli di quotidiani e post in rete.

Purtroppo non ho gli strumenti per effettuare un’accurata BAV (Brand Asset Valuator) ma vorrei costruirne una utilizzando intuito e (soprattutto) fantasia per cercare di dimostrare, da un punto di vista markettaro, su che cosa dovrebbe concentrarsi Crocs.

Questa azienda di calzature (e non solo) è stata caratterizzata da una crescita incredibile: nell’arco di 7 anni ha venduto circa 100 milioni di scarpe.

Con uno sviluppo così veloce diventa veramente complicato mantenere l’equilibrio tra i principali indicatori di forza della marca.

Il brand Crocs è stato premiato dal mercato in quanto ha rispettato in pieno il primo assioma per la creazione di una marca forte: una potente “vitalità di marca“. Con il suo prodotto di punta ha generato, cioè, un’alta “diversità” percepita dai consumatori rispetto a marche concorrenti e un’alta “rilevanza” (adattabilità della marca alle esigenze personali dei consumatori) grazie alle particolari caratteristiche offerte dalla croslite.

Questi alti valori (uniti a eccellenti azioni PR, mirati product placement, servizi stampa a non finire, accordi con Walt Disney, collaborazioni con Warner Bros, e chi più ne ha più ne metta) hanno alimentato un velocissimo sviluppo della “statura di marca“. In pochissimi anni Crocs è riuscita ad ottenere alta “stima” e buonissima “familiarità”.

Il fantasioso grafico BAV potrebbe essere stato questo:

Crocs - Brand Asset Valuator

Oggi:

  • Le copie dei sandali (solitamente i Cayman, quelli più famosi e originali) Hanno un prezzo estremamente più basso (ma il materiale non è croslite).
  • Il fattore che ha dato il successo alla Crocs sembra ritorcersi contro l’azienda stessa: la crosli­te è un materiale troppo resi­stente; nessuna usura significa ra­pida saturazione del mercato.

Questi due eventi hanno trasformato il grafico BAV, e potrebbe essere diventato così:

Crocs - Brand Asset Valuator 2

Riportiamo tutto nella power grid e vediamo come si è spostato il brand Crocs in questo ultimo periodo:

Crocs - Power Grid

Nel frattempo aggiungiamo anche la crisi economica in corso. La Crocs, non è messa per niente bene direi….

Dunque, su che cosa deve concentrarsi l’azienda in questo momento?

Direi che il problema principale del brand è nella “diversità” rispetto ai concorrenti. Crocs dovrebbe investire nuovamente sul fattore che l’ha premiata sin dalla sua nascita, trasmettere al consumatore i plus di prodotto rispetto ai concorrenti (…e magari, almeno in Europa, abbassare un po’ il prezzo).

Quali strumenti usare per portare avanti la strategia?

Aspetto proposte su cui riflettere insieme! :-)

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Aggiornamento risultati sondaggio

Pubblicato da Stefano Struia su 27 Luglio 2009

Ecco i risultati finali del sondaggio. Le votazioni sono chiuse, grazie a tutti per la partecipazione.

Cercherò di seguire la direzione indicata da questi dati.

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Perchè il product placement ha una marcia in più?

Pubblicato da Stefano Struia su 27 Luglio 2009

Lancia delta angeli e demoni

La tecninca del product placement viene sempre più adottata da un crescente numero di aziende; ma qual è il motivo di questo grande interesse verso questa strategia?

La pubblicità classica e convenzionale ci ha stufato un po’ tutti quanti, il livello di esposizione nei confronti degli stimoli prodotti da radio, tv, affissione e via dicendo si avvicina sempre più allo zero (anche le aziende se ne sono accorte… :-) ). Non mi sento di equiparare totalmente il product placement ad una forma non convenzionale di pubblicità, ma non possiamo neppure identificarla come un mezzo classico.

Dicevo “livello di esposizione”, ecco, soffermiamoci proprio sull’esposizione. Secondo me è il fulcro centrale della questione.

Riprendo un concetto del libro del mio prof. di marketing: i processi di interpretazione degli stimoli

Processi di interpretazione degli stimoli

Per esposizione si intende la capacità fisica e mentale di ricevere uno stimolo all’interno di un determinato contesto;

Per processo di attenzione si intende l’attivazione da parte dello stimolo dei processi mentali che trasferiscono la sensazione percepita al cervello per la successiva elaborazione;

La comprensione consiste nell’aggiunta di contenuti e di significati alle informazioni grezze e nell’integrazione della nuova conoscenza con quella esistente.

il comportamento del consumatore – teoria e applicazioni di marketing. Dalli, Romani

Adesso è ovvio, no?

Io sto guardando l’ultimo film di 007 ed arriva la pubblicità. Uff…mi metto a parlare con la persona vicina e intanto passa lo spot di Coca Cola zero…non ci faccio nemmeno caso.

Finalmente riprende il film di 007, “shhh…silenzio, è ricominciato!” e James è al bar e chiede proprio una Coca Cola zero! (nell’ultimo 007, Bond ha lasciato il suo caratteristico cocktail martini, ebbene si…non lo sapevi?).

Dunque: mentre bond chiede la Coca, non solo è altissima l’esposizione, ma è altissimo anche il livello di attenzione ed è in atto il processo di comprensione. Ti pare poco? Si, proprio la comprensione! Perchè il fighissimo Bond, James Bond, nel pieno della sua avvincente missione, dopo essere sfuggito ai cattivi con manovre spettacolari, è un normale consumatore di Coca.

In sostanza (secondo me) il product placement scavalca in una mossa tutto il processo di interpretazione degli stimoli.

Nella normale pubblicità il prodotto ti dice che è bello, che è il migliore di tutti; te lo può dire anche il testimonial, ma è sempre comunque chiaro che è l’azienda che sta parlando.

Con il product placement il prodotto è bello, ed è il migliore. Il prodotto si lega al contesto, è perfettamente credibile ed integrato nella storia. Io ho scelto di vedere questo film, e sono emotivamente coinvolto con questo film.

Citando ancora 007: l’ipotetico spot di una Aston Martin esalterà tutta la sua bellezza, anche attraverso uno spot emotivo. Ma Bond che guida una Aston Martin…bè, non c’è bisogno di di dare ulteriori spiegazioni.

E tu che cosa ne pensi? hai altre teorie in merito?

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