Marketing: The Day After

Marketing, marketing…si fa presto a dire marketing

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Social network e web 2.0: per tutte le aziende?

Pubblicato da Stefano Struia su 12 Ottobre 2009

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Da una mia connessione su linkedin ho avuto una guida carina “Guida pratica al marketing su facebook“.  Sono riuscito soltanto a scorrerla velocemente e mi prometto di leggerla attentamente il prima possibile. Questo piccolo regalo mi ha comunque indotto una riflessione.

Oggi anche il panaio sotto casa ha la propria fan page su facebook. Se la tua azienda non è presente sui principali social network non sei nessuno…povero conservatore privo di visione prospettica!

“La nostra azienda è al passo con i tempi, siamo presenti su facebook, twitter, friend feed, abbiamo creato un gruppo su linkedin ed abbiamo anche il nostro blog! Deve sapere che per noi è importante creare un rapporto vero con il nostro consumatore”. Bravi, è difficile trovare aziende che la pensano in questo modo; chi si occupa di tutto questo ben di Dio, sarà un lavoro enorme e complicato gestire tutti i rapporti! “Tutt’altro! siamo molto efficienti e siamo riusciti a minimizzare tutti i costi. Abbiamo preso uno stagista smanettone informatico per sei mesi, con il rimborso spese ce la caviamo. Abbiamo bloccato tutti i commenti su facebook, non vorremmo trovare qualche critica fastidiosa sui nostri prodotti;  una volta ogni due mesi facciamo fare un articolo all’ufficio marketing da pubblicare sul blog; in mezz’ora lo fanno e poi possono continuare con il loro lavoro. Poi inseriamo qualche offerta volantino su twitter e su friend feed!” Caspita, non solo efficienti, anche efficaci, complimenti!

Sembra impossibile ma storie di questo genere sono vere. Questo è il caso più eclatante di fallimento, ma a volte capita che ci sia un’accurata pianificazione e anche un discreto investimento e tutto va a rotoli ugualmente (vedi il caso danone).

Altre volte capita, invece, che tutto fili liscio come l’olio e con un eccellente riscontro da parte del pubblico. Vedi il caso Ikea (con facebook, blog e twitter) oppure quello Apple (ad esempio con facebook).

Dunque, perchè Ikea sì e Danone no?

Vision aziendale e brand identity: i social networks sono costituiti da un insieme di attori legati da una serie di interessi comuni.  Così con linkedin si crea una rete fra persone che hanno in comune l’interesse verso una certa professione; con facebook si crea una rete tra amici che hanno interesse a condividere i propri momenti di vita quotidiana e i propri pensieri, le proprie riflessioni; e così via.

Il comune denominatore di tutti i social network è l’identità personale dell’attore. Come si può essere connessi, quindi, con una organizzazione o un’azienda? Si può, quando un’azienda ha una propria identità personale.

Mi piace sentire gli aggiornamenti di Ikea, perchè Ikea mi è simpatica, è giovane, è divertente, è intraprendente e quando interviene sul web escono fuori tutti i lati della sua personalità. Non sono invece connesso (ad esempio) con Adidas perchè non condivido con LEI la passione per lo sport.

In sostanza il principio è identico ai rapporti fra le persone. Come può un’azienda che non ha una personalità e degli ideali definiti pretendere di avere “degli amici”?

Contenuti: la presenza sui social networks non è uno spot commerciale. Se tu Carrefour, continui a dirmi che domenica i pomodori sono scontati dell’8% e ci sono le motoseghe in promozione, mi stufo della tua amicizia dopo 3 giorni, perchè continui a dirmi le stesse cose che mi dice il tuo volantino che trovo nella cassetta della posta tutti i mesi.

Se, invece, la signorina Fiat mi chiede come vorrei chiamare la nuova 500 nella versione rosa pastello e mi mostra un video su come è stato studiato il design della nuova Bravo, mantiene alto il mio livello di coinvolgimento e con buone probabilità ne parlerò con i miei amici e colleghi.

Interazione: se vuoi essere “social” bhe….allora fai il social. nei social network si comunica, non si informa e basta. Se tu azienda scrivi qualcosa che non mi piace, non cancellare il mio commento; rispondi. Ne guadagni in trasparenza e lealtà. Se ti chiedo qualcosa o ti cito, non mi ignorare; mi sentirò partecipe ed importante per te.

Ascoltare: se tu, azienda, sei riuscita a seguire il consiglio precedente allora devi seguire anche questo. Non credere di poter manipolare le persone (questa illusione lasciatela per la pubblicità convenzionale). Non mi sono spiegato bene? leggi questo dialogo fra azienda e potenziali clienti.

Concludendo: a mio parere i social network non sono adatti a tutte le aziende, quindi non fatevi prendere dalla “moda del momento” ma ponderate bene la scelta. Non essere presenti su facebook o su twitter spesso è meglio che essere presenti ma in modo del tutto inappropriato.

E tu, che ne pensi?

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La crisi Crocs vista con il Brand Asset Valuator

Pubblicato da Stefano Struia su 19 Agosto 2009

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Da circa un mese tutte le notizie danno per spacciata la nota azienda di sandali in croslite: “Crocs rischio bancarotta“, “Finisce il mito delle Crocs, la fabbrica degli zoccoli traforati in bancarotta“…questi i principali titoli di quotidiani e post in rete.

Purtroppo non ho gli strumenti per effettuare un’accurata BAV (Brand Asset Valuator) ma vorrei costruirne una utilizzando intuito e (soprattutto) fantasia per cercare di dimostrare, da un punto di vista markettaro, su che cosa dovrebbe concentrarsi Crocs.

Questa azienda di calzature (e non solo) è stata caratterizzata da una crescita incredibile: nell’arco di 7 anni ha venduto circa 100 milioni di scarpe.

Con uno sviluppo così veloce diventa veramente complicato mantenere l’equilibrio tra i principali indicatori di forza della marca.

Il brand Crocs è stato premiato dal mercato in quanto ha rispettato in pieno il primo assioma per la creazione di una marca forte: una potente “vitalità di marca“. Con il suo prodotto di punta ha generato, cioè, un’alta “diversità” percepita dai consumatori rispetto a marche concorrenti e un’alta “rilevanza” (adattabilità della marca alle esigenze personali dei consumatori) grazie alle particolari caratteristiche offerte dalla croslite.

Questi alti valori (uniti a eccellenti azioni PR, mirati product placement, servizi stampa a non finire, accordi con Walt Disney, collaborazioni con Warner Bros, e chi più ne ha più ne metta) hanno alimentato un velocissimo sviluppo della “statura di marca“. In pochissimi anni Crocs è riuscita ad ottenere alta “stima” e buonissima “familiarità”.

Il fantasioso grafico BAV potrebbe essere stato questo:

Crocs - Brand Asset Valuator

Oggi:

  • Le copie dei sandali (solitamente i Cayman, quelli più famosi e originali) Hanno un prezzo estremamente più basso (ma il materiale non è croslite).
  • Il fattore che ha dato il successo alla Crocs sembra ritorcersi contro l’azienda stessa: la crosli­te è un materiale troppo resi­stente; nessuna usura significa ra­pida saturazione del mercato.

Questi due eventi hanno trasformato il grafico BAV, e potrebbe essere diventato così:

Crocs - Brand Asset Valuator 2

Riportiamo tutto nella power grid e vediamo come si è spostato il brand Crocs in questo ultimo periodo:

Crocs - Power Grid

Nel frattempo aggiungiamo anche la crisi economica in corso. La Crocs, non è messa per niente bene direi….

Dunque, su che cosa deve concentrarsi l’azienda in questo momento?

Direi che il problema principale del brand è nella “diversità” rispetto ai concorrenti. Crocs dovrebbe investire nuovamente sul fattore che l’ha premiata sin dalla sua nascita, trasmettere al consumatore i plus di prodotto rispetto ai concorrenti (…e magari, almeno in Europa, abbassare un po’ il prezzo).

Quali strumenti usare per portare avanti la strategia?

Aspetto proposte su cui riflettere insieme! :-)

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Aiazzone – PerSempre – Emmelunga: il nuovo colosso del mercato dell’arredamento italiano

Pubblicato da Stefano Struia su 16 Luglio 2009

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Era da tempo che stavo lavorando su un post di analisi sulla comunicazione dei principali attori del mercato dell’arredamento. L’idea era quella di mostrare una direzione comune e i vari scopiazzamenti da Ikea.

Direi che a questo punto, quel post non ha più senso di esistere:

Dal 29 giugno 2009 anche Emmelunga è stata ceduta a B&S S.p.A.

B&S S.p.A. nasce dalla confluenza del gruppo Semeraro (titolare del marchio Aiazzone) con Mete S.p.A. titolare delle insegne perSempre arredamenti e MisterConvenienza, già distribuite in Italia con 35 negozi che progressivamente assumeranno la denominazione AIAZZONE.

Fonte: www.genovapress.com

Nasce così la nuova potenza, leader indiscussa del mercato dell’arredamento italiano.

Cosa aspettarsi, quindi, nel prossimo futuro? Forse la strategia seguita dal nuovo gruppo B&S, sarà quella di riconvertire tutte le insegne Emmelunga, in Aiazzone (come sembra stia facendo con PerSempre). C’è da chiedersi che cosa accadrà con le sovrapposizioni (più punti vendita nello stesso bacino di utenza).

Da un punto di vista della comunicazione è troppo azzardato fare delle previsioni, per adesso posso dire solo che:

La B&S ha varato un progetto industriale e un massiccio programma pubblicitario per rilanciare il famoso marchio “biscotto”, proprio nell’anno della commemorazione dell’imprenditore Giorgio Aiazzone a Biella, città divenuta famosa anche come l’origine storica dell’azienda, diventata nel tempo un vero e proprio fenomeno di costume, grazie agli slogan (“provare per credere” e “sarete graditi ospiti degli architetti a Biella”).

Fonte: www.ilbiellese.it

A mio parere, utilizzare come marchio Aiazzone si rivelerebbe senz’altro una scelta vincente. Infatti è il marchio con una eccellente brand awareness.

Ecco un’altra prova che la crisi offre anche delle opportunità. Non resta che aspettare per capire in che cosa saranno trasformate queste opportunità.

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