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Social network e web 2.0: per tutte le aziende?

12 ottobre 2009

social-network

Da una mia connessione su linkedin ho avuto una guida carina “Guida pratica al marketing su facebook“.  Sono riuscito soltanto a scorrerla velocemente e mi prometto di leggerla attentamente il prima possibile. Questo piccolo regalo mi ha comunque indotto una riflessione.

Oggi anche il panaio sotto casa ha la propria fan page su facebook. Se la tua azienda non è presente sui principali social network non sei nessuno…povero conservatore privo di visione prospettica!

“La nostra azienda è al passo con i tempi, siamo presenti su facebook, twitter, friend feed, abbiamo creato un gruppo su linkedin ed abbiamo anche il nostro blog! Deve sapere che per noi è importante creare un rapporto vero con il nostro consumatore”. Bravi, è difficile trovare aziende che la pensano in questo modo; chi si occupa di tutto questo ben di Dio, sarà un lavoro enorme e complicato gestire tutti i rapporti! “Tutt’altro! siamo molto efficienti e siamo riusciti a minimizzare tutti i costi. Abbiamo preso uno stagista smanettone informatico per sei mesi, con il rimborso spese ce la caviamo. Abbiamo bloccato tutti i commenti su facebook, non vorremmo trovare qualche critica fastidiosa sui nostri prodotti;  una volta ogni due mesi facciamo fare un articolo all’ufficio marketing da pubblicare sul blog; in mezz’ora lo fanno e poi possono continuare con il loro lavoro. Poi inseriamo qualche offerta volantino su twitter e su friend feed!” Caspita, non solo efficienti, anche efficaci, complimenti!

Sembra impossibile ma storie di questo genere sono vere. Questo è il caso più eclatante di fallimento, ma a volte capita che ci sia un’accurata pianificazione e anche un discreto investimento e tutto va a rotoli ugualmente (vedi il caso danone).

Altre volte capita, invece, che tutto fili liscio come l’olio e con un eccellente riscontro da parte del pubblico. Vedi il caso Ikea (con facebook, blog e twitter) oppure quello Apple (ad esempio con facebook).

Dunque, perchè Ikea sì e Danone no?

Vision aziendale e brand identity: i social networks sono costituiti da un insieme di attori legati da una serie di interessi comuni.  Così con linkedin si crea una rete fra persone che hanno in comune l’interesse verso una certa professione; con facebook si crea una rete tra amici che hanno interesse a condividere i propri momenti di vita quotidiana e i propri pensieri, le proprie riflessioni; e così via.

Il comune denominatore di tutti i social network è l’identità personale dell’attore. Come si può essere connessi, quindi, con una organizzazione o un’azienda? Si può, quando un’azienda ha una propria identità personale.

Mi piace sentire gli aggiornamenti di Ikea, perchè Ikea mi è simpatica, è giovane, è divertente, è intraprendente e quando interviene sul web escono fuori tutti i lati della sua personalità. Non sono invece connesso (ad esempio) con Adidas perchè non condivido con LEI la passione per lo sport.

In sostanza il principio è identico ai rapporti fra le persone. Come può un’azienda che non ha una personalità e degli ideali definiti pretendere di avere “degli amici”?

Contenuti: la presenza sui social networks non è uno spot commerciale. Se tu Carrefour, continui a dirmi che domenica i pomodori sono scontati dell’8% e ci sono le motoseghe in promozione, mi stufo della tua amicizia dopo 3 giorni, perchè continui a dirmi le stesse cose che mi dice il tuo volantino che trovo nella cassetta della posta tutti i mesi.

Se, invece, la signorina Fiat mi chiede come vorrei chiamare la nuova 500 nella versione rosa pastello e mi mostra un video su come è stato studiato il design della nuova Bravo, mantiene alto il mio livello di coinvolgimento e con buone probabilità ne parlerò con i miei amici e colleghi.

Interazione: se vuoi essere “social” bhe….allora fai il social. nei social network si comunica, non si informa e basta. Se tu azienda scrivi qualcosa che non mi piace, non cancellare il mio commento; rispondi. Ne guadagni in trasparenza e lealtà. Se ti chiedo qualcosa o ti cito, non mi ignorare; mi sentirò partecipe ed importante per te.

Ascoltare: se tu, azienda, sei riuscita a seguire il consiglio precedente allora devi seguire anche questo. Non credere di poter manipolare le persone (questa illusione lasciatela per la pubblicità convenzionale). Non mi sono spiegato bene? leggi questo dialogo fra azienda e potenziali clienti.

Concludendo: a mio parere i social network non sono adatti a tutte le aziende, quindi non fatevi prendere dalla “moda del momento” ma ponderate bene la scelta. Non essere presenti su facebook o su twitter spesso è meglio che essere presenti ma in modo del tutto inappropriato.

E tu, che ne pensi?

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3 commenti leave one →
  1. Dunia permalink
    13 ottobre 2009 12:47

    Ottime osservazioni. E’ la forza dell’identità aziendale, la qualità dei suoi valori (eh, sì: ci posono essere valori a basso livello qualitativo, soprattutto se sono solo dichiarazioni d’intenti e non reali tratti della cultura di un’organizzazione) che rende efficace la sua comunicazione, anche quando -anzi, ancora di più quando – è affidata alla rete e al controllo sociale che in essa si manifesta. Se voglio coinvolgere, attrarre, far partecipare, creare una comunità di persone attente al mio brand, alla mia offerta di prodotti, debbo motivare l’interesse, stimolare la partecipazione, trovare e offrire motivi per un vero coinvolgimento. Ma devo anche saperlo fare tenendo presente l’obiettivo dei risultati. Un’azienda non può dimenticare che la sua comunicazione è “promozione” della sua immagine, è marketing, è -sempre di più- un supporto al design sia del prodotto/servizio, sia del suo modo di comunicarlo e di conquistare clienti. La web communication e l’uso dei social media, tutto ciò che “fa” Enterprise 2.0 non è solo esercizio di creatività, ma ESERCIZIO DI BUSINESS
    Ciao
    Dunia

    • Stefano Struia permalink*
      13 ottobre 2009 17:30

      “tutto ciò che “fa” Enterprise 2.0 non è solo esercizio di creatività, ma ESERCIZIO DI BUSINESS”. Bella frase che riassume bene il concetto.
      Grazie Dunia.
      A presto

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  1. Creatività o business? che succede al marketing? « Marketing: The Day After

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