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5 motivi per non aprire un corporate blog

1 dicembre 2009

È con grande piacere che annuncio il primo di una (spero) lunga serie di guest post. Vi presento Jacopo Pasquini, autore di Doctor Brand.it. Jacopo si interessa di marketing e comunicazione e vi consiglio di dare un’occhiata al suo interessante blog.
Dunque che dire? Buona lettura!

Innanzitutto un saluto ai lettori di “Marketing: The Day After” ed un ringraziamento in particolare a Stefano per l’ospitalità. E’ con grande piacere che scrivo questo guest post dedicato al fenomeno del corporate blog, tema sempre più dibattuto ed in continua revisione.

Dopo una stagione di splendore e di crescita inarrestabile, sembra infatti decadere anche questa “panacea” comunicativa: aprire un blog aziendale oggi non è forse la migliore delle idee e, soprattutto, la più innovativa e funzionale!

Perché? Vediamolo insieme analizzando i 5 motivi per non aprire un corporate blog:

  1. Obiettivi del management nebulosi: un corporate blog non è un fenomeno di moda, non è un vezzo stilistico, ma un canale di relazione ufficiale ed un potente personal media che va analizzato, pianificato e monitorato.
  2. Problema della credibilità della fonte: un blog è per definizione un diario personale indipendente e disinteressato. Mi chiedo quindi come possa essere contemporaneamente anche uno strumento di business, mantenendo la stessa credibilità e autorità. Si delegittima da solo, non credete?
  3. Reperimento risorse interne all’azienda: abbiamo qualcuno che sa raccontare una storia? Abbiamo qualcuno che scrive in modo veramente interessante senza essere noioso, tecnico, banale e poco stimolante? Non vale fare copia/incolla dei comunicati stampa: siamo proprio fuori strada. Non vale far finta di essere l’Amministratore Delegato: ci sgamano subito!
  4. Comporta un investimento elevato: in termini di risorse e in termini di tempo. Una volta stabilito chi scrive cosa, quando e quanto bisogna individuare fonti per produrre contenuti interessanti, coinvolgenti, veritieri e trasparenti: l’impegno costante diventa gravoso nel lungo periodo. Conversare professionalmente è un lavoro che richiede sforzi organizzativi quotidiani; dobbiamo aggiornare, creare, coinvolgere, moderare ed essere proattivi: ce la facciamo?
  5. Dilettanti allo sbaraglio: per aprire un blog bastano pochi click, ma poi siamo in grado di gestirlo? Come rispondiamo ad un commento negativo? Come usciamo da una criticità? Conoscere la blogosfera significa viverla quotidianamente da anni: siamo sicuri di saper pianificare da soli le attività tattiche e strategiche? Affidarsi ad agenzie di PR serie costa e spesso, purtroppo, non basta.

Questo a grandi linee il mio pensiero di blogger e di professionista che opera nel mondo dell’impresa. Tuttavia le regole esistono perché ci sono le eccezioni e quindi casi di successo li vediamo: uno su tutti il corporate blog di Ducati; per come la vedo io sono casi più unici che rari.

Grazie a tutti, mi farebbe molto piacere che dal post nascesse una bella discussione! Vi aspetto sul mio blog Doctor Brand e, se volete, anche nella fan page facebook.

Jacopo Pasquini.

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8 commenti leave one →
  1. 1 dicembre 2009 20:59

    Per nulla d’accordo con te Jacopo! Sorry! Credo fortemente nelle potenzialità del corporate blogging come mezzo per rendere “umana” l’azienda, avvicinarla ai suoi interlocutori e avviare una conversazione.

    Certo è difficile mettere su un progetto serio di corporate blogging, ma non è assolutamente detto che non me valga la pena.

    • Stefano Struia permalink*
      1 dicembre 2009 21:07

      Conoscendo Jacopo, credo che lui creda fortemente nelle potenzialità del corporate blogging.
      In questo post vuol sottolineare che questo concetto non è da affrontare con superficialità perchè potrebbe non solo essere inutile ma anche pericoloso per un’azienda che si espone alla conversazione aperta con i clienti senza sapere quello che sta facendo.

      • 2 dicembre 2009 18:54

        Esattamente Stefano, hai colto in pieno il senso del post!

    • 2 dicembre 2009 18:53

      Ciao Davide! Ti rispondo cercando di chiarire meglio l’obiettivo del post. Ho scritto questo articolo volutamente provocatorio per spiegare quelli che sono, secondo me, i motivi di insuccesso più frequenti.

      Convidido con te l’idea che il corporate blog sia uno strumento relazionale potentissimo e rimango convinto che se strutturato in modo professionale vale la pena realizzare (eccome!). I casi positivissimi ci sono stati, ci sono e ci saranno.

      Il succo del discorso però è che troppo spesso le imprese, anche le piccole e medie, lo banalizzano e lo sottovalutano: giocano cioè a fare i fighi ed i risultati, purtroppo, si vedono. Mancanza di risposte, commenti ultra moderati, contenuti poco coinvolgenti e tutto il resto che conosciamo benissimo.

      Insomma, prima di aprire un blog aziendale consiglierei di analizzare questi 5 motivi [ma anche tanti altri, non ho la pretesa di essere esaustivo] per sfatare falsi miti e per essere più coscienti a ciò che andiamo incontro!

      🙂

      A presto, Jac.

      P.S.: ti leggo sempre sul blog, complimenti!

  2. 1 dicembre 2009 22:50

    Andiamo per punti.

    – Problema della credibilità della fonte: è proprio attraverso un “diatio online” che il cliente viene fidelizzato. Il blog nasce per abbattere quel muro che divide il cliente dall’azienda.

    – Reperimento risorse interne all’azienda: per esperienza posso dirti che molti blogger aziendali che in passato si rifiutavano di creare contenuti sul blog aziendale, ora oltre ad essere grandi lettori riescono a realizzare post con frequenza. In fondo, quanto tempo si perde per scrivere le solite chilometriche email aziendali?

    – Comporta un investimento elevato: dipende dal livello di conoscenza. Sappiamo che per scrivere un post bisogna avere un minimo di conoscenza di copywriting oltre a una base di SEO per ottimizzare i contenuti. Ora ti giro la frittata: quanto spende un’azienda per dei corsi inutili? Non sarebbe il momento di investire nella formazione che conta? Non dico di assumere una web agency ma di prendere i dipendenti incaricati al blogging aziendale e formarli a dovere.

    – Dilettanti allo sbaraglio: in parte il punto di sopra. E comunque è ora che le aziende si sveglino non possono negare l’evoluzione e far finta di niente. Il Web sarà sempre più presente. Vogliono restarne fuori?

    Concordo comunque quando dici che determinati blog aziendali italiani sono casi più unici che rari, ma non perché non funziona il corporate blog ma perché si rifiutano di capirne il meccanismo e conseguenti benefici.

    Come dico spesso: “Se solo sapessero!”.

    Alessandro

    • 2 dicembre 2009 19:09

      Esatto Alessandro, il problema vero non è nel corporate blog in quanto tale ma piuttosto nell’utilizzo (scorretto) del canale di comunicazione.

    • marco sinigaglia permalink
      20 gennaio 2010 15:27

      A proposito di dilettanti allo sbaraglio: non mi risulta che per scrivere un post su un blog occorra avere “conoscenza di copywriting” (controllati su wikipedia in significato della parola) e neppure una “bae di SEO”. Per scrivere occorre saper scrivere e sapere qualcosa sul tema di cui si vuole scrivere. IMHO
      Marco

  3. Stefano Struia permalink*
    4 dicembre 2009 01:21

    Scusate la lunga assenza…periodo tosto.
    Ho visto in rete che è stato molto criticato questo articolo. Sinceramente avevo inteso la provocazione di Jacopo e pensavo che fosse chiara a tutti; evidentemente mi sbagliavo.
    Comunque vedo che ha spiegato il suo post, quindi tutto a posto.

    Per quanto riguarda i “tanti altri motivi” di Jacopo, per cui è necessario aprire un corporate blog (e per citare Alessandro, la cui visita al mio blog mi rende molto felice…anche se non è venuto proprio per me….) ne pongo solo 5 (alle volte il caso,…è?): http://www.bloginazienda.com/reputazione-aziendale/motivi-per-aprire-blog/

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