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La crisi economica non è mai iniziata

10 maggio 2010

Non voglio mancare di rispetto nei confronti dei tanti che si ritrovano senza lavoro e in situazioni critiche: il titolo è provocatorio.

Oggi conosciamo il momento della detonazione economica, identificato con il fallimento di Lehman Brothers, forse conosciamo meno tutte le altre cause (e probabilmente altre ancora) che hanno innescato il vizioso meccanismo. Ma prendiamola alla larga.

Come ci insegna Kondratiev, l’economia funziona a cicli lunghi. Ci sono dei paradigmi nell’economia moderna che nascono, vivono e muoiono, lasciando spazio a nuovi paradigmi.

Un altro importante economista, Joseph Schumpeter, oltre a raffinare l’affascinante teoria dell’equilibrio economico, ha ripreso il concetto dei cicli di Kondratiev, facendo notare che essi

…operano su diverse scale temporali, le cosiddette “onde”, a seconda dell’importanza delle innovazioni introdotte. Così le innovazioni davvero epocali (macchina a vapore, petrolio…) si susseguono a cicli particolarmente lunghi, intorno ai cinquanta anni (cicli Kondratieff), quelle di valore intermedio esauriscono il ciclo in tempi minori (cicli Juglar) e così a discendere, fino a quelle di valore minimo (cicli Kitchin).

Dalla seconda metà del 1700 ad oggi si sono susseguiti 5 fondamentali cicli economici (mi aiuto con wikipedia :-D):

  1. Rivoluzione industriale
  2. Era del vapore e delle ferrovie
  3. Era dell’acciaio, dell’elettricità e dell’ingegneria pesante
  4. Era del petrolio, dell’automobile e della produzione di massa
  5. Era dell’informatica e delle telecomunicazioni (dal 1970)

Dunque, se la teoria Shumpeteriana non mente, il quinto punto identifica un ciclo economico lungo, la cui durata (ti ricordo) si aggira intorno ai 50 anni: se tutto quadra dovremmo essere posizionati nei pressi della punta più bassa dell’onda discendente.

La domanda sorge spontanea: la prossima fase di risalita identificherà un nuovo paradigma economico? Tu che ne pensi?

Vorrei, invece, soffermarvi su quanto segue.

Siamo sicuri che tutte le aziende si sono accorte di vivere in questo paradigma? Dal ’70 ad oggi sono cambiate un po’ di cose, la grande invenzione del fax è ormai superata.

Internet.

Tralasciando la storia del web (che vi consiglio di leggere perchè veramente avvincente), tutti quanti abbiamo avuto l’opportunità di adeguarsi ai cambiamenti apportati da internet, chi non lo ha fatto sta cominciando a subirne le conseguenze.

Esempi?

Pagine Gialle. Chi di voi utilizza le pagine gialle per cercare il rivenditore di piastrelle della zona? L’idraulico? Il venditore di mobili?

10 anni fa qualcuno lo faceva, oggi non lo fa nessuno.

Sì, lo so, Pagine Gialle ha un proprio sito web. Lo utilizzi veramente? Io uso Google per cercare qualsiasi cosa.

Mi dispiace per Pagine Gialle, sta investendo ed ha investito molto per cercare di adattarsi: lo spot in tv, azioni meritevoli (vedi yellow pages)…ma il “concetto di pagine gialle” a che ti serve oggi?

Senza fare altri esempi, quello che ieri compravamo nei negozi oggi lo compriamo on line e domani ancora di più.

I prodotti ieri venivano ricercati nella propria zona di riferimento. Oggi compro prodotti in Australia con 3 click. E risparmio.

Oggi sul web si discute di tutto e se la tua azienda lavora male, offre servizi pessimi, non cura il cliente, tratta male i dipendenti, in breve tempo lo sapranno tutti. Ma tutti, tutti.

Altra ottica: chiedi a Zuckerberg, a Larry Page e a Sergey Brin quanto, la crisi economica, ha scalfito le loro aziende.

Purtroppo per gli imprenditori che non si sono accorti (e non si accorgono) di tutto questo, la fine è vicina.

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5 commenti leave one →
  1. 11 maggio 2010 06:15

    Interessantissimo articolo, complimenti.

    A me non sembra che comunque l’era del petrolio e delle auto sia finita, anzi, è catastroficamente ancora attiva. Le auto son sempre di più, quindi mi porta a pensare che ci sono cicli anche più lunghi di 50 anni.

    Credo che l’era dell’informatica non sia alla fine.

    Il tempo ci saprà dire.

    Saluti, complimenti per l’ottimo blog!

    • Stefano Struia permalink*
      11 maggio 2010 07:59

      A mio parere è la resistenza al cambiamento insita nella natura umana che blocca il normale decorso del ciclo economico, ecco il perchè l’era del petrolio e delle auto è ancora così fortemente attiva.
      Grazie Enea.

      • 11 maggio 2010 08:08

        Si anche quello, c’è da dire però che ci guadagnano vagonate di soldi con petrolio e auto, quindi andrà avanti per molto come mercato. “Fino ad esaurimento scorta”.

        Forse poi avremo un nuovo tipo di mercato, magari quello della tanto attesa auto elettrica, o altre forme di energia.

        Forse sono un po’ OT, mi dispiace ^^

        Saluti

  2. 11 maggio 2010 08:29

    Bel post, complimenti! comunque secondo me la domanda corretta è: è ancora vero che i cicli economici durano 50 anni? le rivoluzioni tecnologiche modificano la nostra vita sempre alla stessa velocità o l’industrializzazione sta accelerando questo processo? così come il “time to market” è sempre più breve, la possibilità di rivoluzioni sempre più rapide mi sembra insita nella dinamica dell’ultima rivoluzione che abbiamo avuto: internet. O forse sarebbe meglio parlare della potenza di calcolo (che poi è la chiave della rivoluzione informatica). La potenza di calcolo e l’aumento della velocità di trasmissione porta a una rivoluzione continua del nostro modello di vita. Senza che nessuno se ne accorga neanche, perché è troppo semplice adattarsi alle nuove comodità (la tecnologia porta progresso e benefici per tutti). Così l’era dell’informatica e delle telecomunicazioni ha, a mio avviso, già subito delle importanti rivoluzioni: con l’avvento delle reti mobili e con la miniaturizzazione dei processori… magari si tratta, come dice Schumpeter di “cicli Juglar”, ma gli effetti che hanno avuto sull’economia sono stati molto rilevanti: la crisi degli anni 80 dovuti alla bolla speculativa su internet e, oggi, il crac finanziario dovuto, anche, alla rapida propagazione delle informazioni.
    Per quanto riguarda il nuovo “paradigma economico” credo che sì, ci sarà qualcosa di nuovo, ma nessuna rivoluzione, solo dei nuovi paletti alla libera economia di mercato. in Fondo, è già successo nel ’29…

    • Stefano Struia permalink*
      11 maggio 2010 09:08

      Buon punto di vista Samot.
      I cicli economici lunghi, secondo queste teorie, durano circa 50 anni; questo “circa” è moooolto variabile, ad esempio il precendente è durato quasi 70 anni, quello prima ancora, poco più di 40. Detto questo, condivido il tuo concetto sull’accelerazione delle rivoluzioni.

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